martedì 30 ottobre 2001

Combaciamenti.3

E mo’, amici miei, mo’ niente. La vita continua e bisogna farla andare, bisogna.
Allora passano alcune giornate di ristoro… sono quattro ore di lavoro in meno ogni giorno. E un giorno in meno a settimana. Non so se rendo l’idea. Un sacco di tempo libero in più rispetto a prima, se vogliamo dirla in positivo… che dicono che a dirle in positivo, le cose, si diventa positivi anche noi. Allora diciamola in positivo, anche se se sono soldi in meno, che in positivo non lo so come si dice…
Il tempo libero, questo famoso cancro delle moderne società, che se non ben organizzato rischia di mandare a puttane anche quell’altro tempo, di lavoro, perché si sa, nel tempo libero mal organizzato, si fanno i pensieri sporchi e si diventa cattivi. Allora dicevo che questo tempo libero fa fare i pensieri. Non so quanto sporchi e cattivi, comunque a un certo punto si comincia a leggere libri, a comprare le settimane enigmistiche, poi pure la guida tv che c’è magari un bel film in televisione, poi si fanno delle passeggiate e vedi che tutti c’hanno delle cose da fare, tu invece no, ma ti dai lo stesso un tono, scherziamo?, porti una borsa che sembra che dentro c’hai l’accappatoio e il costume, sembra che vai in piscina. Un altro giorno esci e fai tutte le telefonate che devi fare ai tuoi e agli amici lontani, che le potevi fare da casa, comodamente, ma il tono ne avrebbe risentito, a casa. Poi un altro giorno ci resti proprio, a casa. Ma fai finta di non esserci. Se qualcuno ti cerca, ti bussa alla porta, tu fai finta di stare a fare cose in giro, non si sa bene dove. Poi se ti chiedono, dici dei giri, sai, non si finisce mai... Un sacco di cose, ma tante, eh. Poi fai pure i pensieri cattivi. Pensi le cose sporche. Pensi da deviato, fannullone, parassita… ma non le dire, quelle cose che pensi, non le dire che poi ti dicono comunista, rivoltoso, anarchico, drogato, stai lontano dalla mia famiglia!
Allora questi pensieri cattivi non li dico, meglio di no. Pure a Piero, sempre indaffarato, meglio non glieli dico. Capita comunque che parliamo. Sai, Piero, un sacco di cose da fare, mica me l’aspettavo… che pensavo adesso mi riposo, pensavo, invece c’ho tutto questo tempo libero ben organizzato, adesso, che mica ce la faccio a stargli dietro… però, pure, nonostante tutto, sai com’è, non mi dispiacerebbe mica trovare qualche altra cosa da fare, interessante, motivante, qualificante, e ci siamo capiti, insomma, sai cosa intendo. Mi piacerebbe una cosa tipo traduttore in qualche impresa grossa, o tipo scrittore di quei corsi per corrispondenza, oppure anche qualcosa tipo venditore di macchine usate, meccanico, dattilografo, portalettere, imbianchino, friggitore di patate fritte. Lo so, mica è la stessa cosa… lo so bene pure io a Pie’, ma ogni mestiere è un mondo, mi pare di aver sentito dire, anzi ogni mestiere è un universo, mi pare che era. Allora Piero tira fuori dal cilindro da mago che sempre si porta dietro quando presente il caso disperato, limite, da ogni mezzo che si renda necessario, tira fuori dal cappelletto questa proposta a dir poco elettrizzante… dice aoh, a Lu’, ma allora a ‘sto punto presentati a questa scuola di lingue che mo’ ti lascio l’indirizzo, che è una scuola che io ci ho collaborato e che cerca collaboratori in genere, e adesso cerca proprio un insegnante di italiano, nello specifico, proprio coi requisiti che c’hai tu, mi pare. Tu gli dici che sei un amico mio, che loro di me si fidano… e non farmi fare figuracce, occhei? Ceeerto. Ci vado subito, cioè, ci vado appena posso, che c’ho come sai, un sacco di cose già organizzate liberamente nel tempo libero mio, comunque ci vado appena posso, e grazie, eh, ancora una volta, Piero mio, grazie, vedrai che un giorno anch’io ti faccio un favore cosi’ mi sdebito e lasciamo perdere tutti ‘sti convenevoli, vabbè. Ancora… di tutto… come sempre… non so proprio… ok…. ciao…. cià.
Allora, come no, mi presento in questa scuola di lingue, questa Aisling Ireland, così si chiama, mi presento a nome di Piero, grosso amico mio. E pare che la situazione sia proprio disperata, per loro, che pare che cercano un insegnante di italiano, ma subito, tempo ventiquattro ore, che deve cominciare un corso il giorno dopo. Allora sulla disperazione degli altri io faccio leva, che non mi comporto mica sempre così, oh, ma questa volta ci vuole, questa volta che il colpo è facile e senza rischi, il colpo sembra non avere controindicazioni, pare. E gli racconto, a questo John, che è il direttore o proprietario della scuola, non ho capito bene, gli racconto delle mie brevi ma significative esperienze nel mondo dell’insegnamento, questo mestiere che è un universo a sé, gli dico, come del resto tutti i mestieri, aggiungo. In questo universo, insomma, io ci ho bazzicato abbastanza da avere un’idea più che sufficiente del compito che andrò a svolgere, arringo, che certe lezioni mica si possono fare col libro davanti, certe lezioni. E anche se non c’ho un inglese da paura comunque, nonostante, ecco, ce la posso fare, che meglio parlare sempre italiano, pure quando non capiscono, dico, almeno si spera che colgano il sound, la melodia, questo canto inconfondibile nostrano, che è una delle cose più importanti, credo. Questo volevo dire e questo ho detto, senza peli sulla lingua né tentennamenti, che l’onestà sul lavoro, e anche intellettuale, s’intende, l’onestà paga, dico, non so se coglie, lei, signoria, il gioco di parole tratto da un proverbio popolare nostro, comunque, fa lo stesso. Ecco. Appunto. Mi sembra che non ho altro da aggiungere.
Questo John mi guarda da dietro l’occhiale spesso, mi guarda e sembra poco convinto. Questo non capisce mica tanto di didattica, penso, che ho detto delle cose sacrosante e pure ampiamente condivise dalla pedagogia contemporanea, credo. Poi parla e dice delle cose, non lo seguo bene, dice delle cose con la bocca semichiusa, il labbro inferiore come contorto in una smorfia, io mi concentro più che altro a schivare la saliva che schizza fuori ad ogni parola, madonna, meglio che si sbrighi a dirmi di si, tanto lo so che è andata, lo so che è andata, lo so che è andata andata andaaaaaaata!

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